Marie-Hélène Hayles | Traduzione italiano inglese

Alice Cooper e i miei Mostri del Rock

L’altro giorno mi sono imbattuta in Rock Monsters, la classifica rock di Alice Cooper su MTV. Essendo rockettara dentro e, per di più, graaande patita di Alice, mi sono subito messa comoda davanti al televisore per godermi un po’ di sano head banging.

Che delusione! Ora: è vero che mi sono sintonizzata quando la classifica era già arrivata al numero 38 (dei giovani, giovanissimi Iron Maiden con Number of the Beast), per cui magari tutti i gruppi che vado a nominare erano nella dozzina di posizioni precedenti che mi sono persa, ma niente White Stripes/Dead Weather (o qualunque altra cosa cui Jack White abbia messo voce, chitarra e/o bacchette)? Niente System of a Down? E Marilyn Manson? E PJ Harvey? Nemmeno un pezzo dei Rolling Stones o degli Who? Non posso crederci.

In compenso i tormentoni del rock targato iuessei c’erano tutti  – Livin’ On A Prayer dei Bon Jovi e Jump dei Van Halen, The Final Countdown degli Europe, Eye Of The Tiger dei Survivor e More Than A Feeling dei Boston, Jimi con Wild Thing, i Guns & Roses con Paradise City e gli ZZ Top con Gimme All Your Lovin’, e poi i Motley Crue, i Kiss, gli Aerosmith, i Metallica -, né mancavano (volevo ben vedere!) mostri non a stelle e strisce ma altrettanto sacri tipo i Free con All Right Now, gli AC/DC con Back In Black e Highway to Hell, i Queen con We Will Rock You e Bohemian Rhapsody, i succitati Iron Maiden (presenti anche alla posizione numero 2 con Bring Your Daughter To The Slaughter), i Motorhead con Ace of Spades (be’, che altro?), i Rainbow con Since You’ve Been Gone, i Black Sabbath con Paranoid e i Led Zeppelin con Whole Lotta Love. Nessun usurpatore, per carità, ma era una classifica che poteva compilare anche mia nonna.

Detto questo (e sorvolando sul dubbio atroce che il buon Alice abbia smesso di ascoltare musica nel 1990 – Enter Sandman è del 1991, occhei, ma non stiamo a pignolare), non ho trovato niente da ridire sul terzo posto di Meat Loaf con Bat Out Of Hell, né sul secondo dei Maiden (anche se personalmente avrei optato per Phantom Of The Opera o Run To The Hills), e nemmeno sul fatto che in cima alla classifica ci fosse proprio lui, Sua Maestà Alice in persona (ma perché la tutto sommato banale Poison, dico io, e non un autentico classico cooperiano come Desperado, o I’m Eighteen, o Elected, o No More Mr Nice Guy???).
Sul fatto che molti dei pezzi inclusi in classifica siano intramontabili capolavori del rock (per me come per il 99,99% della popolazione mondiale, oserei dire) non ci piove. Solo che dal divino Alice mi sarei aspettata scelte più eclettiche, più fuori dal coro.

E allora ecco un elenco – in rigoroso ordine sparso, e inevitabilmente incompleto – dei miei Mostri del Rock. A cinquanta non arrivo di certo perché, a differenza di Mr Cooper, non mi pagano per gingillarmi con certe cose (e poi dubito che importi granché a qualcun altro oltre a me), ma fino a una, diciamo, decidozzinina ce la posso fare (l’indicazione è volutamente vaga perché rifiuto di lasciarmi tiranneggiare dai numeri).

The Raconteurs – Broken Boy Soldier

Di questo pezzo mi piace tutto, dalle chitarre ai gorghi di synth, fino alla voce rasposa di Jack. Tre minuti di perfezione.

The Dead Weather – 60 Feet Tall

Sono ancora più cupi e intensi degli Stripes, e quanto a Alison Mosshart posso solo dire che dal giorno in cui ha deciso di fare musica con Jack il mondo è un posto migliore.

Caro Google Crawler, mio fedelissimo e forse unico lettore, ormai avrai capito che nutro una smodata passione per Jack White dei White Stripes. Ebbene sì: con la sua intensità arriva a toccare corde che nessun altro – o, perlomeno, non a colpo sicuro come lui. L’ho scoperto relativamente tardi, all’uscita di Elephant, ed è stato amore al primo ascolto – tanto che mi è costato uno sforzo sovrumano scegliere un brano in particolare fra quelli che compongono siffatta delizia. The Union Forever e There’s No Home For You Here se la sono giocata fino all’ultimo, mentre i pezzi più soft mi piacciono tutti senza distinzioni, da I Want to Be the Boy to Warm Your Mother’s Heart, a Apple Blossom, a We Are Going To Be Friends. Alla fine ha vinto Black Math (anche se dovrebbe essere maths, accipicchia!)

Arctic Monkeys – Brianstorm

Ci ho messo un po’ ad unirmi al coro d’ammirazione per i Monkeys. Il loro primo album non mi era piaciuto nemmeno un po’, sebbene condividessi il generale entusiasmo per i testi, ma nell’ascoltare Brianstorm ho visto la luce. Quel suo beat furiosamente dance e la massiccia sezione ritmica mi hanno fatto andare giù di testa.

Kasabian – Vlad The Impaler

I Kasabian sono un’altra di quelle band che parlano direttamente alla mia anima. Pare che la gente adori odiarli, cosa che proprio non capisco – ma d’altronde si sa che de gustibus…

Grinderman – No Pussy Blues

Anche con Nick Cave è stato un amore piuttosto tardivo. Il suo era uno di quei nomi che, di riffa o di raffa, saltavano sempre fuori, e mi rendevo conto che avrei dovuto porre rimedio alla mia ignoranza in materia ma, chissà perché, avevo la sensazione che fosse uno “tutto su”, uno di quegli artisti tanto impegnati e impegnativi… Che cantonate si prendono, delle volte! Non sono quel che si dice un’adepta, metà del suo lavoro lo trovo geniale e il resto, be’, un filo troppo sdolcinato – ma così averne, di mezzi geni come lui!

Marilyn Manson – The Beautiful People

Spero di cuore che nella parte di classifica che mi sono persa ci fosse qualcosa di Manson, perché scandalo e indecenza, se il Coop avesse lasciato fuori dai top 50 il suo indiscutibile erede! Non che sia una fan sfegatata di MM – rock e metal mi piacciono “pesanti”, sì, ma un po’ più articolati, con più “ciccia” sulle ossa -, però il Manson un posto fra i grandi se l’è meritato già solo per lo stile.

Alice Cooper – Desperado

Alice al suo meglio. E pensate: adoro questo brano da anni, ma è stato solo cercandolo di recente su YouTube che ho scoperto che è stato scritto in ricordo di Jim Morrison.

Seasick Steve – You Can’t Teach An Old Dog New Tricks

Se Alice non l’ha incluso nella sua classifica lo perdono – se non altro perché all’epoca in cui hanno girato Rock Monsters il pezzo non era ancora stato registrato o, quanto meno, non era ancora uscito, per cui non poteva aspirare allo status di classico. Ma se c’è uno che se l’è meritato, ’sto benedetto status, quello è proprio Seasick Steve: dopo decenni passati a schitarrare nel più completo anonimato, ecco che dall’oggi al domani, e alla veneranda età di 70 anni, gli piomba addosso il successo internazionale. Sono contenta per lui.

System Of A Down – Chop Suey!

Non ci posso credere che sono già passati dieci anni dall’uscita di Toxicity… Ma quanto vola il tempo?!

PJ Harvey – C’mon Billy

The Monks – Monk chant

Un manipolo di soldati americani di stanza in Germania a metà degli anni ‘60, avanti anni luce rispetto ai tempi.

E per finire:

The Sugars – Black Friday

Lo so, lo so che nessuno ne ha mai sentito parlare (a parte te, ovviamente, mio informatissimo  CradiGoo, e quindi è solo a te che posso chiedere conferma: è o non è da urlo, ’sto pezzo?!). Non che la band mi paghi per farle pubblicità, sia chiaro: mi ci sono imbattuta per caso su Manchester TV in un momento di zapping selvaggio e mi ha conquistato, ecco tutto.

Per oggi è tutto, caro CradiGoo (non ti spiace se ti chiamo così, vero? È più breve e molto meno pomposo di “crawler di Google”). Passo e chiudo, nano nano.

11.333 commenti